Le parole delle schede
Glossario di running, trail e trekking
In breve. Il drop è la differenza di altezza fra tallone e avampiede; GTX vuol dire membrana Gore-Tex; le classi A1–A5 dicono a cosa serve una scarpa da running. Qui sotto 32 parole che i negozi scrivono e nessuno spiega, in due righe l’una.
Di Redazione Pacemate · prezzi aggiornati il 19 ottobre 2026 · come lavoriamo
Scarpe da corsa
- Drop
- La differenza in millimetri fra l’altezza della suola sotto il tallone e sotto l’avampiede. Le scarpe classiche stanno fra 8 e 12 mm, le «minimal» fra 0 e 4 mm. Passare in fretta a un drop molto più basso carica polpacci e tendine d’Achille: si cambia per gradi.
- Stack
- Lo spessore totale della suola, di solito misurato sotto il tallone. Le scarpe «massimaliste» superano i 40 mm: più schiuma, più protezione nei lunghi, meno sensibilità del terreno.
- Classi A1–A5
- La classificazione italiana delle scarpe da running per tipo d’uso: A1 leggerissime da gara, A2 veloci, A3 ammortizzate per l’allenamento quotidiano, A4 stabili per chi prona, A5 da sterrato leggero. Vedi la guida alle classi →
- Ammortizzazione
- Quanto la suola assorbe l’impatto a ogni passo. Non è «più è meglio»: tanta schiuma protegge nei lunghi ma rende la scarpa meno stabile e meno reattiva. Vedi le scarpe ammortizzate (A3) →
- Pronazione
- Il piede che all’appoggio ruota verso l’interno. Un po’ è normale e serve ad assorbire l’urto; quando è eccessiva si usano scarpe stabili, con un sostegno sul lato interno (classe A4). Vedi le scarpe stabili (A4) →
- Supinazione
- Il contrario della pronazione: il piede appoggia e resta sul bordo esterno. È meno comune; di solito si sceglie una scarpa neutra e ben ammortizzata.
- Intersuola
- Lo strato di schiuma fra la suola in gomma e il piede: è lei che ammortizza. EVA è la schiuma classica, TPU e PEBA (il Pebax) sono più leggere e restituiscono più energia, e costano di più.
- Piastra in carbonio
- Una lamina rigida dentro l’intersuola che, insieme a una schiuma reattiva, rende la spinta più efficiente. È roba da gara e da ritmi alti; per l’allenamento lento non serve.
- Tomaia
- Tutta la parte sopra la suola. In mesh (rete traspirante) o in knit (maglia elastica); decide la calzata, la traspirazione e quanto la scarpa tiene il piede in curva.
- Pianta larga
- La versione con più volume sull’avampiede, indicata come «Wide» o 2E (uomo) e D (donna). Se le dita toccano i lati, non è questione di numero ma di pianta.
- Durata di una scarpa
- Una scarpa da allenamento dura di solito 600–800 km: dopo la schiuma ha perso parte del ritorno. Conta più la suola consumata e la sensazione di «piatto» del chilometraggio esatto.
Trail running
- Tasselli
- I rilievi della suola che fanno presa sul terreno. 3–4 mm per sterrati battuti e asfalto misto, 5 mm e oltre per fango e terreno morbido; più alti sono, peggio si va sulla roccia liscia. Vedi le scarpe da trail →
- Rock plate
- Una lamina flessibile nella suola che protegge la pianta dalle pietre appuntite. Utile su pietraie e sentieri tecnici, toglie un po’ di sensibilità.
- Mescola
- La gomma della suola. Le mescole morbide (Vibram Megagrip, Contagrip e simili) tengono meglio su roccia bagnata e si consumano prima su asfalto.
- Gilet idrico
- Un gilet aderente con tasche per borracce morbide (soft flask) davanti e materiale dietro. Si sceglie sui litri di capienza: 2–5 per le uscite corte, 8–12 per gare lunghe con materiale obbligatorio. Vedi gilet e zaini porta-acqua →
- Materiale obbligatorio
- La lista che il regolamento di una gara trail impone di portare: di solito frontale, telo termico, giacca impermeabile con cuciture nastrate, riserva d’acqua e fischietto. Si controlla gara per gara.
- D+
- Il dislivello positivo: i metri di salita sommati lungo tutto il percorso. 1.000 m di D+ su 20 km sono un trail «vero»; per stimare i tempi, ogni 100 m di D+ valgono più o meno un chilometro di piano.
Montagna e trekking
- Gore-Tex
- Il marchio più noto di membrana impermeabile e traspirante: nelle sigle dei modelli diventa GTX. Non fa entrare l’acqua da fuori, ma con il caldo il piede traspira meno di una scarpa senza membrana. Vedi le scarpe da trekking impermeabili →
- Colonna d’acqua
- Quanta pressione d’acqua regge un tessuto prima di farla passare, in millimetri. Sui 10.000 mm si sta bene sotto la pioggia normale, sopra i 20.000 mm sotto il temporale e con lo zaino che preme sulle spalle.
- Traspirabilità
- Quanto vapore (sudore) un tessuto lascia uscire, in g/m² nelle 24 ore (MVTR) o con l’indice RET (più basso è, meglio traspira: sotto 6 è ottimo). In salita conta quanto l’impermeabilità.
- Categorie degli scarponi
- La rigidità della suola, dalla A alla D: A per escursioni leggere, B per trekking impegnativo e ramponi a cinghie, C per ramponi semiautomatici, D per alpinismo e ramponi automatici. Più è rigida, più è faticosa sui sentieri facili. Vedi gli scarponi da trekking →
- Ramponabile
- Uno scarpone con suola abbastanza rigida (e a volte i bordi sagomati) per montare i ramponi. Non tutti gli scarponi lo sono: si guarda la categoria (B, C, D).
- Scala CAI
- La difficoltà dei sentieri italiani: T turistico, E escursionistico (il più comune), EE per escursionisti esperti, EEA attrezzato con cavi e scale. Le schede dei percorsi del blog la riportano. Vedi i percorsi del blog →
- Ghette
- Coperture fra scarpa e caviglia che tengono fuori neve, fango e sassolini. Basse per il trail, alte per neve e prati bagnati.
- Bastoncini
- Scaricano le ginocchia in discesa e aiutano a spingere in salita. Telescopici (a sezioni che scorrono) per il trekking, pieghevoli a «Z» per il trail, dove si mettono nel gilet. Vedi i bastoncini da trekking →
Abbigliamento e accessori
- Vestirsi a strati
- Tre strati invece di un capo pesante: il primo porta via il sudore, il secondo tiene caldo, il terzo ferma acqua e vento. Si toglie e si rimette a ogni cambio di fatica e di tempo.
- Intimo tecnico
- Il primo strato, a contatto con la pelle, in sintetico o lana merino. Il cotone trattiene il sudore e si raffredda: in montagna è l’errore classico. Vedi l’intimo tecnico da trekking →
- Pile
- Il secondo strato classico: tessuto sintetico morbido che isola anche umido e asciuga in fretta. Si misura in grammi al metro quadro: 100 leggero, 200 medio, 300 pesante. Vedi felpe e pile da trekking →
- Softshell e hardshell
- Il softshell è elastico, traspirante e antivento, regge una pioggerella; l’hardshell (il guscio) è impermeabile davvero, più rigido e meno traspirante. In montagna spesso servono tutti e due. Vedi le giacche da trekking →
- Lana merino
- Lana sottile che non pizzica, scalda anche bagnata e non trattiene gli odori: si può usare più giorni di fila. Costa più del sintetico e si consuma prima.
- Lumen
- La quantità di luce di una frontale. 200–300 lumen bastano per correre su sentiero, 400 e oltre per la discesa veloce di notte. Conta altrettanto quanto dura la batteria alla potenza che usi davvero.
- Orologio GPS
- Registra percorso, ritmo e battito. Le differenze di prezzo stanno in mappe, durata della batteria e sensori: per correre su strada ne basta uno semplice, per il trail lungo servono batteria e navigazione. Vedi gli orologi GPS →